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TANKARD
+ HATEWORK + IRREVERENCE
Porto
d'Ascoli (AP) - Brunch Live - 15/05/2004
Unica
tappa al centro sud per il mini tour dei tedeschi Tankard quella
di stasera al Brunch Live di Porto d´Ascoli, ormai entrato
di diritto nel circuito dei concerti metal che contano...Come è
lecito aspettarsi da un concerto del genere, l´atmosfera
è delirante e festaiola. L´attitudine funny e birraiola
della band tedesca è infatti assolutamente contagiosa e
tutti i ragazzi presenti stasera, aiutati anche dalle due band
di supporto, gli Irreverence e gli Hatework, partecipano volentieri
alla mega festa messa su da Gerre e company. I ragazzoni tedeschi
sono assolutamente alla mano, sia prima del concerto che on stage,
chiacchierano con tutti i
presenti, bevono qualche birra insieme a loro e non si preoccupano
minimamente se qualcuno vuole salire sul palco per intonare qualche
coro insieme al panciutissimo Gerre, che per l´occasione
sfoggia una stupenda maglietta con su scritto ėlei non sa chi
sono io´ assolutamente da collasso. Ma andiamo con ordine...Se c´è un gruppo qui in Italia che incarna alla perfezione
lo spirito dei Tankard sono proprio gli Irreverence. I
quattro animali di Milano, oltre a proporre un thrash violento
e di chiara derivazione tedesca, hanno un´attitudine incredibile,
thrash fino al midollo, e quindi non fanno affatto fatica a fare
presa sul pubblico, forti anche di una più che discreta
esperienza on stage, derivante da numerosi concerti lungo la nostra
penisola. I brani proposti attingono da entrambi i lavori della
band, alternandosi a cover come "Agent orange", "Under
the guillotine" o "Black magic" (mi sembra superfluo
indicare di chi, no???) che rendono lo spettacolo ancora più
interessante e godibile. Tra i brani originali di sicuro una spanna
sopra gli altri risultano "In the chaos", dal loro primo
cd, e "Darkening their light", tratta dal più
recente "Target: hate". Ottima la voce di Ricky, tagliente
al punto giusto e anche la prova di Luca, il nuovo chitarrista,
meno tecnico del suo predecessore, ma più affine come stile
ed attitudine agli altri tre del gruppo. Come sempre magistrale
la prova di Davide dietro le pelli, una vera macchina da guerra,
così come non si può non notare l´attitudine
hardcore di Mauro al basso. Il gruppo si congeda dal pubblico
come sempre con una cover di "Ace of spades" rivitalizzata
in versione ultra thrash, e a fine serata, raccogliendo anche
qualche parere tra i metal kids presenti, risulteranno vincitori
sui loro compagni di avventura, raccogliendo numerosi consensi,
sia musicali, sia legati allo spettacolo proposto, semplice e
senza fronzoli, ma sudato e rabbioso al punto giusto. Gli Hatework,
infatti, pur avendo più esperienza, risultano leggermente
meno coinvolgenti rispetto ai predecessori. Chiariamo, non hanno
affatto dato vita ad un brutto concerto, tutt´altro...È
mancato solo, secondo me, un contatto maggiore con il pubblico,
il quale ha sì apprezzato l´esibizione, ma è
stato meno preso rispetto a quella degli Irreverence. I nostri
partono subito
in quarta con quattro estratti dal loro ultimo cd, ed è
proprio "Thrash ´n´ roll", la title track,ad
aprire le danze, seguita a ruota da "I.D.T.", opener
del cd, "XXX" e soprattutto "I don´t care".
È molto forte la componente hardcore nei brani dell´ultimo
cd, e devo dire che l´impatto live non è affatto
male, nonostante i nostri siano solo in tre e spesso si senta
la mancanza della seconda chitarra. Ottima la prova di Lo alla
batteria, molto selvaggio ma altrettanto preciso. Unico appunto
che mi sento di muovergli è l´eccessivo uso di blast
beat, che portano spesso il sound in territori quasi brutal, poco
affini con il genere proposto dai tre. "Black metal"
dei Venom fa da sparti acque tra i nuovi brani e la carrellata
di estratti da "Madbent for desaster", il loro precedente
cd, tra i quali ho apprezzato particolarmente "(We are) alchoolic
abusers", molto in tema con la serata, e la title track.
Gli Hatework chiudono lo show con un´ottima cover di "Too
drunk to fuck" dei Dead Kennedys, che i meno amanti dell´hardcore
conosceranno per l´ottima versione proposta dagli Holy Moses
sul loro "World chaos", oltre che per mille altre versioni...Il tempo del cambio palco e soprattutto il tempo di qualche birra
per stemperare la temperatura da altoforno presente all´interno
del Brunch ed è la volta dei Tankard. Come accennato
prima, i nostri tutto sono tranne che rock star, e l´attitudine
si nota fin da subito. Amichevoli e disposti al contatto anche
fisico con il pubblico (Gerre non si tirerà indietro quando
sarà il momento di scendere tra la gente e continuare a
cantare...), salgono sul palco, attaccano il jack, ed è subito
pogo selvaggio sulle note di "Need money for beer".
È poi la volta dei classici, con "The morning after"
e "Zombie attack", prima di "Slipping from reality",
tratta dal loro ultimo lavoro "Beast of bourbon". Il
delirio nella sala è notevole, si poga e si headbanga a
più non posso, però l´atmosfera resta sempre
goliardica, non violenta (a parte un idiota completamente sbronzo
che pogava con ginocchiate e gomitate, prima di prendersene un
bel po´ da parte di tutti i presenti), e Gerre non fa che
fomentare i presenti sparando stronzate su stronzate...Sembra più
di stare ad una festa fra amici che al concerto di una band con
22 anni di carriera alle spalle...grandiosi...Ad un certo punto
Gerre doveva chiamare Lorenzo degli Hatework, e poteva mai non
approfittarne per intonare il ritornello di "Laura non c´è",
sostituendo il nome con quello di Lo? Come mi aveva detto infatti
durante l´intervista prima del concerto, il nostro pancione
ha la fissa per quel brano (non chiedetemi il perché, ma
è così), e lo canta ogni dieci minuti...misteri della
fede...Lo show prosegue con "Space beer" e l´altro
classico "Maniac forces" e il sottoscritto, mentre headbangava
a bordo palco, si becca un bel cazzottane in testa dal gigantesco
Gerre, il quale tutto soddisfatto mi ride in faccia e subito dopo
riprende a cantare, ahahah...Tra peti nel microfono (giuro), improbabili
arrampicate sulle transenne, incursioni tra il pubblico, Gerre
continua il suo personalissimo show nello show, mentre "Die
with a beer in your hand" (presentata allo stesso modo in
cui gli Slayer presentano "Die by the sword" durante
i loro live...chi conosce capisce...), "Alchoolic", "Don´t
panic" e "Rectifier" si susseguono senza sosta
e soprattutto senza respiro per i ragazzi sotto il palco, i quali
dal canto loro reagiscono con tutta l´energia possibile
all´ottimo show che la band sta proponendo. Tocca a "Chemical
invasion" chiudere la prima parte dello show, ma i presenti
ne vogliono ancora, e i quattro tedeschi non si fanno certo pregare...Dopo un paio di minuti (giusto il tempo di asciugarsi i litri
di sudore e buttare giù una birrozza) i nostri tornano
on stage e finiscono di demolire i presenti con "Alien"
e soprattutto l´immancabile inno alcolico, "(Empty)
Tankard", cantato a squarciagola da tutti i presenti, perfetto
sigillo ad un´esibizione genuina e sentita. Il pubblico
ha apprezzato moltissimo la semplicità e l´umiltà
con cui la band è stata sul palco e con cui ha stretto
il rapporto con i ragazzi presenti. Sono doti che fa sempre piacere
ritrovare in una band, ma che non sempre ci si aspetta di trovare
in un gruppo con una carriera alle spalle come la loro (non posso
certo dimenticare la naturalezza con cui Frank Thorwarth ha diviso
con me le sue birre a bordo palco mentre suonava, senza assolutamente
battere ciglio, anzi, addirittura porgendomele lui stesso tra
un brano e l´altro...). Beh, la band di Francoforte è
tutto questo, e non posso che confermare l´ottima impressione
che avevo avuto le altre volte che avevo assistito ad un loro
concerto, sì dal punto di vista musicale, ma soprattutto
da quello umano. Se vi capita un loro concerto sotto mano non
pensateci due volte e precipitatevi a vederli, non ve ne pentirete
(tanto ormai loro scendono quasi ogni anno qui da noi in Italia...).
"We have come to slamdance tonight, bangin´ and bleedin´
till the fucking end, playing fast and running free, stand up
maniacs you have to fight, WE WANT TO DRINK SOME FUCKING BEER,
WE WANT TO DRINK SOME WHISKEY". (Dulnir)
Photos
by Massimiliano Volpe
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